"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" Primo Levi

 

Oggi è la Giornata della Memoria. Ho deciso di riproporre, senza modifiche, una riflessione che feci sul mio vecchio blog in occasione della medesima ricorrenza nell'ormai lontano 2009. In essa il senso di questa giornata per me e per la mia famiglia.

 

Il 27 Gennaio 1945 l'esercito russo svelò l'efferatezza dei campi di concentramento tedeschi che portarono alla morte milioni di persone. In questo giorno rivolgiamo tutti un pensiero a tutte quelle persone che hanno dato la loro vita per le pazzie di dittatori malati di potere e di convinzioni assurde. E anche in Italia ne sappiamo purtroppo qualcosa.

 

Personalmente in queste giornate ricordo sempre con dolore la storia di uno zio di mio padre, Bortolo Bergomi, fratello di mio nonno paterno. Una storia come quelle di tanti altri ragazzi italiani. La voglio ricordare. Molto spesso da piccolo sentivo raccontare nella mia famiglia la storia di questo ragazzo che, poco più che ventenne, nel 1942 venne spedito in Russia da un dittatore, Mussolini, che aveva manie di grandezza e un'alleanza con la Germania che nessuno dei soldati mandati a morire gli aveva chiesto di stipulare. Spesso ho sentito raccontare da mio padre e da mia nonna lo strazio del giorno della partenza: Bortolo, un ragazzo nel fiore della gioventù, si attaccò agli stipiti del portone della cascina Mercurio dove abitava perchè in quella guerra non voleva finirci, quella guerra non era la sua. Ma partì lo stesso per la campagna di Russia: non era un disertore. Fanteria.

 

Non si ebbero più notizie per decenni.

Suo padre Francesco (mio bisnonno) a anni di distanza, diceva spesso agli altri figli: “…riarà en dè che el me sccèt el picarà al purtù el disarà: papà so turnàt en drè…”.

 

Il bisnonno Francesco morì negli anni sessanta senza che quel sogno potesse avverarsi.

Nei primi anni Novanta il Ministero dell'Interno ci comunicò il ritrovamento della sua targhetta presso un ossario comune con l'impossibilità di rimpatriarne le spoglie.

Mi ricordo lucidamente le lacrime di mia nonna Barbara, cognata di Bortolo, che all'epoca aveva quasi 90 anni. Quel giorno della partenza negli anni '40 lei alla cascina Mercurio c'era. E aveva vissuto cosa volesse dire veder partire un giovane della sua famiglia sapendo che sarebbero state molte di più le possibilità che non tornasse mai più rispetto a quelle di poterlo un giorno riabbracciare.

 

Di Bortolo restano il suo nome e la dicitura "Disperso in Russia" sulle lapidi presso il monumento dei caduti a Lodetto e presso le scuole elementari di Rovato Centro.

 

Ecco perchè per me e la mia famiglia la giornata della memoria rappresenta un momento particolare di meditazione e ricordo, come il 25 aprile.
E come per noi, altri milioni di famiglie hanno episodi simili da raccontare.

 

Teniamoli presenti per evitare che errori di pochi pregiudichino le vite di molti.

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