Crisi idrica: una riflessione basata sui dati di fatto

Le notizie di cronaca (anche giudiziaria) delle ultime settimane in riferimento ad incendi dolosi nel Centro Italia e di generale carenza di risorse idriche in tutta la Penisola mi porta a formulare una riflessione sul tema.

Situazioni come queste ci devono convincere che soluzioni tampone per problemi pressochè permanenti da decenni non sono la via per migliorare la situazione. Ho letto in questi giorni di tutto e di più anche su stampa nazionale: ad esempio mischiare in un unico argomento il tema dell’approvvigionamento e distribuzione dell’acqua potabile con quello delle irrigazioni delle colture non aiuta il cittadino a comprendere la reale natura dei problemi. I problemi sono interconnessi ma non coincidono.

 

Entrambi gli aspetti hanno però un tratto comune: l’assoluta necessità di migliorare le infrastrutture idriche! Di oggi la notizia che nel bresciano la media percentuale delle perdite di acqua potabile nella rete di distribuzione si attesterebbe attorno al 40%.

D’altro canto ho letto di grandi attacchi all’agricoltura che secondo alcuni sarebbe “colpevole” di consumare in estate la gran parte delle risorse idriche attraverso l’irrigazione a scorrimento.

Andrebbe invece ricordato che questa tecnica di irrigazione consente di rimpinguare le falde in zone in cui il loro approvvigionamento è spesso problematico. Il seminativo irriguo, coltura che va per la maggiore in pianura padana, trattiene infatti meno del 30% dell’acqua fornita attraverso irrigazione. Non solo: la medesima acqua terminata in falda “rispunta” nelle zone dei fontanili, venendo utilizzata quindi una seconda volta.

Dove intervenire allora per migliorare la situazione?

Alcune proposte concrete:

1)   Migliorare la manutenzione dei canali limitandone le perdite (alcuni tratti anche nel bresciano disperdono oltre il 30% della portata erogata alle opere di presa) con indubbi vantaggi anche di sicurezza nella gestione del reticolo idrico minore dei Comuni.

2)   Maggiore sinergia con i Consorzi di regolazione dei bacini (parlo con cognizione di causa presiedendone uno dal 2014, il Consorzio dell’Oglio che regola i livelli del Sebino). Spesso anche le istituzioni sottovalutano da un lato l’importanza delle scelte degli enti regolatori e dall’altro l’enorme patrimonio di conoscenza che in decenni di attività tali consorzi hanno maturato

3) Definire un sistema di controlli efficace sui prelievi abusivi dai corsi d’acqua principali. In queste ore l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto del Po vorrebbe imporre ad ogni affluente un minore prelievo (del 5% per la precisione) dei quantitativi di acqua concessi ad usi irrigui per fronteggiare la crisi idrica del Po. Siamo sicuri che a monte dei tratti del Po in sofferenza siano esclusi con assoluta certezza gli attingimenti abusivi?

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Silvio4ever (giovedì, 27 luglio 2017 09:39)

    L'italia è il paese delle emergenze perenni.
    E c'è chi, dopo una bella risata, si aricchisce!