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Strage di via D'Amelio: fuori i corrotti dalle istituzioni!

 

26 anni fa, il 19 Luglio 1992 il giudice Paolo Borsellino veniva ucciso in un vile attentato insieme agli agenti della sua scorta. Ricordiamo come si chiamavano perchè, come dice spesso Don Ciotti, il primo diritto di una persona è quello di essere chiamato per nome:  Claudio Traina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a perdere la vita in servizio). 

 

 

Quella era per me l'estate che seguiva il primo anno di liceo. Era un'estate di speranza e spensieratezza, come non poteva essere altrimenti per un ragazzo di quella età. Speranza di un intero Paese che, invece, venne duramente messa alla prova da un'autobomba messa in via D'Amelio sapendo delle visite del giudice alla propria madre.

 

I depistaggi che hanno interferito con le indagini e che ancora oggi, a oltre un quarto di secolo, non consentono di conoscere la piena verità dovrebbero risuonare come un monito: "FUORI I CORROTTI DALLE ISTITUZIONI!"

L'esempio di Paolo Borsellino dovremmo averlo davanti agli occhi tutti i giorni: se non coltiviamo la cultura della LEGALITA' negli atteggiamenti quotidiani questo nostro martoriato Paese rischia di non farcela.

 

Ecco! Serve un salto culturale. 

Don Ciotti, nel 25esimo della strage di Capaci scrisse: "La speranza la si costruisce insieme, solo insieme: il desiderio di cambiamento diventa forza di cambiamento. Non occorrono eroismi occorre unità, tenacia, passione vera per il bene comuneOccorre il coraggio più difficile e più necessario: quello di rispondere ogni giorno alla propria coscienza. Forza ragazzi. Insieme!"

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