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Cosa ci insegna la vicenda (politica) di Ignazio Marino?

Ignazio Marino è stato assolto dalle accuse di falso e peculato dalla Cassazione perchè "..il fatto non sussiste..". Viene certificata a livello giudiziario l'onestà di Marino su cui non ho mai avuto alcun dubbio. Ma è sulla vicenda politica che vorrei avanzare una riflessione.  

 

Oggi leggo di difese a oltranza della scelta di mandare a casa Marino da sindaco fatta dall'allora dirigenza del PD romano (commissariato) con l'avvallo della segreteria nazionale. La tesi di questa difesa si basa sul fatto che in quel contesto sarebbe stato deleterio per il PD e per Roma continuare con un'esperienza amministrativa fino a quel momento da essi giudicata deludente. E si preferì far dimettere 19 consiglieri comunali del PD con autenticazione delle dimissioni presso il notaio Claudio Togna, come decine e decine di articoli di stampa tutt'ora leggibili ci ricordano.

Il primo dato politico che traggo da questa vicenda sta proprio qui: nel 2015 qualcuno preferì mandare a casa un'esperienza amministrativa seppur problematica per consegnare la città a una delle peggiori amministrazioni mai viste in Italia. Lo fece per giunta senza un percorso politico ma da un notaio. E il voto di milioni di Romani non contava nulla?

 

Il secondo dato politico riguarda l'uso indistinto delle primarie anche per selezionare un candidato sindaco seppur della Capitale. Alle primarie del 2013 che incoronarono Ignazio Marino come candidato partecipò anche Paolo Gentiloni, con un risultato a dir poco deludente. Lo stesso Gentiloni che, pochi mesi dopo diede una grande prova di sè prima come Ministro degli Esteri e poi come Presidente del Consiglio.

Una qualche riflessione sul fatto che le primarie sono uno straordinario metodo di partecipazione alla vita democratica ma che non possono essere l'unico strumento per la selezione della classe dirigente la vogliamo fare oppure rimandiamo ancora?

 

 

 

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